
Adriano Sofri sul Foglio di sabato 26 maggio:
Noi avevamo smesso di chiamarla “strage di stato”, per stanchezza, per rigetto, quando cominciarono i magistrati competenti a chiamarla così. E’ diventata la dizione d’ufficio.
Luigi Calabresi era un “fedele servitore dello stato”, come recitano oggi le lapidi? Sì. Ma di quale stato? A quale fedeltà è stato tenuto, indotto? Qui non posso avere la stessa convinzione di sua moglie o dei suoi figli, benché mi dispiaccia terribilmente di ferirne i sentimenti.
Quello stato era fazioso e pronto a umiliare e violentare. Lo so. Una volta uno dei suoi più alti esponenti venne a propormi un assassinio da eseguire in combutta, noi e i suoi affari riservati.”
??? a chi sta parlando Sofri ? a sè stesso ? sta lanciando, come si usa dire, messaggi in codice ? se sta parlando al figlio di Calabresi forse sarebbe meglio che si facesse capire.
(nel polar, come nel noir e a differenza del giallo, non vi sono buoni che combattono i cattivi).


