Condannati alla paura

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(la locandina del film Il giudizio universale, diretto da V.De Sica nel 1961; la sceneggiatura era di Cesare Zavattini)

Scrive Andrea Romano su La Stampa: Il nuovo spauracchio del centrosinistra sta invece assumendo un profilo più definito con il passare dei giorni. Nessuno ne conosce i dettagli, tutti ne parlano. Perché ognuno sa che si tratta della nuova infornata di intercettazioni sul caso Antonveneta-Unipol che il 12 giugno raggiungerà il Parlamento (e quindi l’opinione pubblica). Ci aspettano altri giorni di passione su brani di conversazione carpiti al telefono a questo o a quell’esponente dei Democratici di sinistra? Dobbiamo prepararci ancora una volta all’esegesi politico-dialettale di frasi come «abbiamo una banca»? Sinceramente non c’è da augurarselo. E non solo per il buon nome delle personalità che saranno eventualmente coinvolte. Non c’è da augurarselo perché l’intercettazione è davvero il fondo del barile della politica, capace con il suo peso di schiacciare ogni argomentazione che non sia la condanna preventiva o la difesa d’ufficio. Anche in questo caso è comprensibile che a destra ci si lecchi i baffi in attesa della nuova, grande occasione. Ma il centrosinistra avrebbe uno strumento formidabile per disinnescare questa mina, senza ricorrere all’antico riflesso della dietrologia o ai fantasmi della P2: coloro che ipotizzano di essere citati nelle intercettazioni che saranno trasmesse al Parlamento dicano già oggi di cosa si tratta, quali commenti e quali scenari furono fatti in conversazioni che dobbiamo immaginare in tutto e per tutto simili a quelle che ognuno di noi intrattiene privatamente ogni giorno.

«Alle ore 18 ci sarà il Giudizio Universale», era la voce che risuonava dall’alto in un film di Vittorio De Sica. C’era chi si pentiva, chi si dava alla pazza gioia, chi rimaneva indifferente. Alla fine poco o niente accadeva, se non un grande acquazzone. Potrebbe essere ancora questo il finale della nuova grande paura, se lo si volesse davvero.

Siamo condannati ad avere paura, il potere si nutre della paura: paura dei criminali, degli immigrati, del fisco, della precarietà, della vecchiaia sola e povera; paura del terrorismo o della catastrofe ambientale; paura dei servizi segreti, delle intercettazioni, dei poteri occulti; paura del marito, del vicino di casa… paura della paura.

Chi ha paura è facilmente manovrabile, è disposto a rinunciare a molto, cerca soluzioni semplici ma decisive, vuole mettersi nelle mani di qualcuno che lo tranquillizzi. Che gli eviti l’angoscia di pensare.

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