Per un piatto di lenticchie

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(Esaù cede la primogenitura per un piatto di lenticchie)

grande tensione in questi giorni sugli studi di settore, accusati di essere vessatori. ovviamente, dopo i risultati delle amministrative, i settori della maggioranza che già prima mugugnavano hanno tratto nuove ragioni per chiedere una correzione alla politica del governo, sperando di poter guadagnare un piatto di lenticchie dai ceti medi produttivi.

ma i lavoratori autonomi e le piccole imprese non pagano le imposte su redditi presunti ricavati dagli studi di settore, ma sono chiamati a versare le loro imposte sul reddito effettivo, che risulta dalla differenza fra i ricavi (che devono essere certificati, ad esempio, attraverso gli scontrini e le ricevute fiscali) e i costi sostenuti. Nessuna norma che riguarda gli studi di settore può quindi essere accusata di ampliare la base imponibile, o di violare lo statuto dei contribuenti introducendo prelievi retroattivi.” (Maria Cecilia Guerra su lavoce.info)

L’utilizzo degli studi di settore ha prodotto, nel tempo, un paradosso: Alla crescita della congruità nel corso del tempo, ha corrisposto la divaricazione tra andamento dei ricavi, comprensivi di adeguamento, e andamento del reddito tassabile…dal 2000 al 2003 avere avuto più contribuenti congrui, sia naturali che per adeguamento, in un certo settore di attività economica equivale a crescita dell’evasione nel medesimo settore. Ciò si verifica perché gli studi di settore sono impotenti nella determinazione del reddito imponibile ai fini Irap e delle imposte dirette, essendo concepiti per determinare unicamente i ricavi delle piccole imprese.”
(Roberto Convenevole e Stefano Pisani lavoce.info)

gli studi di settore servono a determinare i ricavi, non i costi,  che però  intervengono  nella determinazione della base imponibile. la sovrastima dei costi e la manipolazione di altri dati strutturali hanno determinato il paradosso di cui sopra, a cui si è cercato di ovviare già a partire dalla Finanziaria 2006 e introducendo,  nella Finanziaria  2007,  nuovi indici di coerenza.

di fronte alle proteste delle associazioni di categoria, Visco ” ha chiarito che, in accordo con una prassi consolidata, nell’accertamento effettuato in base agli studi si terrà conto degli aggiornamenti di tali studi, in corso di elaborazione e concertati al tavolo degli esperti, in tutti i casi in cui essi diano risultati più favorevoli al contribuente. Ha ricordato che non vi è alcun obbligo di adeguarsi preventivamente ai risultati degli studi di settore e che vi è interesse e disponibilità a valutare assieme alle categorie i casi di marginalità economica a cui non applicare i nuovi indicatori.” (M.C.Guerra)

Ma ciò non è bastato, perchè “Su tutto ciò si è, come è prevedibile, innestata una speculazione politica: gli indici di normalità economica sono diventati la testa di ariete con cui si cerca di fare crollare l’intero impianto degli studi di settore. Ma siamo sicuri che il nostro paese, con un’evasione stimata attorno al 27 per cento del Pil, possa davvero permettersi di rinunciare a questo strumento di accertamento?”  (M.C.Guerra)

un calcolo della serva: a parità di prelievo fiscale complessivo, l’eliminazione dell’evasione fiscale permetterebbe una riduzione media procapite del carico pari al 27%. Cosa non funziona in questo ragionamento ?

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