Si cade anche dagli scalini, non solo dallo scalone

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(il Ministro Damiano ha proposto uno scalino al posto dello scalone)

In quest’ultima settimana, piaccia o no alla Triplice confederale, sembravano acquisiti nel dibattito alcuni elementi sostanziali. Oggettivi, dunque non discutibili e per questo non disponibili. La rinuncia alla revisione dei coefficienti costerebbe, di qui al 2040, un punto e mezzo di Pil, portando la spesa previdenziale italiana al record europeo del 16,6%. La rinuncia all’applicazione dello “scalone” costerebbe, nel 2008, circa 4,5 miliardi di euro, che diventerebbero 10 miliardi l’anno a regime. Conclusione ovvia: “I soldi per eliminare lo scalone non li abbiamo, e anche se li avessimo riterrei sbagliato metterli in un’operazione di questo tipo”. L’aveva detto Massimo D’Alema ad un Epifani piuttosto contrariato, durante un ruvido faccia a faccia a Serravalle Pistoiese. Solo quattro giorni fa.
Nel giro di un week-end, queste amare ma banali verità sembrano già dissolte. Le parole di un vicepresidente del Consiglio (politicamente impegnative, perché traducono fedelmente la linea del ministro dell’Economia) svaniscono nel vento. Se quella di Damiano non è solo una posizione personale, il governo è pronto ad accogliere il surreale invito del leader della Cgil: si siede al tavolo senza la calcolatrice. Negozia a mani nude: sulla base della pura convenienza elettorale, e senza nessun criterio di sostenibilità attuariale. Concede al sindacato esattamente quello che il sindacato ha chiesto.
Il governo depone la calcolatrice matematica.

Ma il governo depone anche la calcolatrice politica. Per non incrinare l’asse con la sinistra (da Rifondazione al Pdci ai Verdi) si acconcia ad accettare l’idea di un’altra “non-riforma” delle pensioni. Per non fare un torto all’ala dura della Fiom (che tiene palesemente in ostaggio Epifani) si adatta a un nuovo compromesso al ribasso. Per non disturbare 129.500 “anziani” (tanti sarebbero nel 2008 i cinquantasettenni “pensionabili” coinvolti dallo scalone) fa l’ennesimo torto ad alcuni milioni di giovani. Costretti a pagare oggi, con i loro contributi attuali, gli incentivi di chi vuol restare e la pensione di chi se ne vuole andare. Condannati a non avere domani, senza un decente “terzo pilastro” previdenziale, uno straccio di pensione per se stessi.

Così la politica non è più arte del possibile. Diventa solo arte del rinvio. Il centrosinistra commette lo stesso “delitto” che aveva giustamente imputato al centrodestra.  (Massimo Giannini, Repubblica)

A parte il ruolo e il senso della politica (che mi pare, forse irrimediabilmente, perso da tempo)  davvero il centro-sinistra pensa di trarre dei vantaggi elettorali da questo comportamento ?  Si vuole semplicemente rendere la pariglia al prossimo Governo, che si presume essere di destra, scaricandogli patate bollenti e conti pubblici peggiori di quello che avrebbero potuto essere ? Si ha la percezione di una catastrofe (elettorale) imminente e si cerca perciò di salvare il salvabile, a tutti i costi ? Se Mastella e Giordano e Epifani minacciano continuamente di uscire dal Governo, non è meglio farli accomodare cercando perlomeno di uscire dignitosamente di scena ?

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