Eurispes: chi è povero e chi si sente povero

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Aumenta la povertà definita dall’Eurispes in ‘giacca e cravatta’, quella che colpisce i ceti medi in difficoltà, in fila alla mense Caritas. Aumenta la schiera dei ‘working poors’, ossia quei lavoratori che, pur percependo uno stipendio, la sera, non avendo la possibilità di una casa nella quale rientrare, usano i dormitori pubblici. Gente che si trova in una precaria condizione socio-esistenziale ed economica definita ‘oscillante’. (Adnkronos)

Non chiedono l’elemosina gli angoli delle strade, non sono sporchi e trasandati. Per questo qualcuno la chiama povertà in «giacca e cravatta». Ma è pur sempre povertà. E colpisce fasce sempre più estese della classe media. Due milioni e mezzo di nuclei familiari, secondo l’Eurispes. Vale a dire otto milioni di persone (più del 10 per cento della popolazione) costrette a tirare la cinghia già alla fine della terza settimana del mese. (la Stampa)

Uno scenario che delinea la “società dei tre terzi”: un terzo vive in una zona di sicuro disagio sociale e indigenza economica, un terzo appare assolutamente garantito, mentre la fascia centrale (il ceto medio) vive in una condizione di instabilità e di precarietà. Basta pensare che nel periodo 2001-2005 l’Eurispes ha calcolato una crescita complessiva dell’inflazione del 23,7%, con una perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni pari al 20,4% per gli impiegati, al 14,1% per gli operai, al 12,1% per i dirigenti e all’8,3% per i quadri.

Fanno riflettere questi dati, anche se non sappiamo come sono stati rilevati, qual’è la definizione di povertà o rischio povertà che è stata usata, se soggettiva o oggettiva, ed anche se l’idea di schiere di colletti bianchi in coda alle mense Caritas o ai dormitori pubblici mi suscita qualche perplessità. Anche perchè recenti dati Istat (ottobre 2006) davano un quadro più stabile della povertà in Italia.

Fanno riflettere perchè fanno capire quanto siano indispensabili politiche di redistribuzione del reddito (usando la fiscalità, l’intervento sulle tariffe, sui cartelli oligopolisti, per esempio banche e assicurazioni, le liberalizzazioni, il sostegno diretto alle fasce più povere, una spesa pubblica che tagli e sfrondi per avere risorse là dove servono davvero) e perchè fanno comprendere percezioni e pulsioni che attraversano questo paese. Uno su tutti, il tema della sicurezza che si esprime nella paura fisica percepita da molti, ma che nasconde altre paure e insicurezze. E in questo il ceto medio, chi si è faticosamente elevato dalla melma ma è terrorizzato dalla possibilità di esservi ricacciato, è il soggetto sociale più interessante.

Ma… Accanto a queste riflessioni, al bisogno di aiutare pensionati, giovani precari, lavoratori saltuari, donne sole, accanto al dovere di salvaguardare stipendi e salari dall’inflazione, questi dati mi suggeriscono altre riflessioni meno accondiscendenti e comprensive.

Questa società è una società ingiusta perchè basata su presupposti ingiusti, che sono il profitto, il consumo e l’autopercezione di inadeguatezza. Chi si sente povero (ma anche chi è povero) nella maggior parte dei casi condivide i modelli culturali di questa società basati sullo spreco, sulla frenesia, sull’apparenza.

Questa società ha bisogno di milioni di persone che sgomitino per arrivare un poco più su, ma che vivano continuamente nell’incertezza di perdere quel poco che hanno ottenuto. E che non si domandino mai se questo è davvero l’unico modo per vivere.

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Una Risposta to “Eurispes: chi è povero e chi si sente povero”

  1. Recuperare gusto e semplicità « vento largo Says:

    […] qualche giorno fa i dati di una ricerca Eurispes sulla povertà delle famiglie italiane (qui). Oggi è uscita un altro studio interessante sulla povertà soggettiva in Italia e in Europa, […]

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