Le invasioni barbariche


(Opliti greci dipinti sul Vaso Chigi)

Curiosa la pervicacia con cui prestigiosi editorialisti, ex comunisti, attivi costruttori del Partito Democratico, si scagliano da tempo contro il concetto di diversità, così come nell’altro millennio rivendicato dal Pci per marcare le differenze con democristiani e socialisti. La diversità veniva descritta in questo modo da P.P.Pasolini, sul Corriere della Sera del 14 novembre 1974 (riportato da G.Crainz, Il paese mancato):

la presenza di un grande partito all’opposizione come il Partito comunista italiano è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico

Allora, come oggi, vi erano tanti che coglievano l’esistenza e la distanza tra due paesi radicalmente diversi e la pratica della diversità (aldilà della propaganda e dell’orgoglio comunista) era diffusa: negli ambienti del cattolicesimo sociale, tra i socialisti e tra i laici come La Malfa. Gli italiani che si riconoscevano in certi valori, etici e culturali, avevano dei punti di riferimento.

Oggi la situazione è peggiore: il paese è più ricco ma probabilmente più idiota e ignorante, perchè gli unici messaggi culturali trasmessi in modo martellante negli ultimi venticinque anni sono quelli passati dall’asse Boncompagni-Costanzo-De Filippi-Ventura. Il bisogno di un paese diverso è rimasto, anche se il confine si  è spostato , ma non ci sono più punti di riferimento, nemmeno i magistrati di quindici anni fa.

E, di fronte a tutto ciò, gli autorevoli commentatori non se la prendono (e non se la sono mai presa) con l’antipolitica ed il populismo dei partiti di plastica delle sciampiste e di quelli che al bar raccontano quanto ce l’hanno duro. Non se la prendono con chi ha irriso e depotenziato la lotta alla mafia ed agli altri Stati paralleli. No, se la prendono invece con il bisogno di pulizia e, soprattutto, di credibilità, che una parte del paese ancora manifesta, nei modi e attraverso i canali e gli intermediari che le sono stati lasciati.

La piazza di Grillo costruisce ben poco (e, a proposito di età, tra i commenti più lucidi che ho letto vi sono quelli di Scalfari e di Barbara Spinelli,  che non fanno parte della Generazione U) ma i salotti milanesi (o romani) sono quasi sempre organici a questa politica, a questa finanza, a questa informazione,  a questo sdarsi quotidiano senza senso, senza passione e dignità. Ricordano, salotti e commentatori, quello che fu un famoso vignettista, che da ventanni ripete ormai la stessa tavola, lo stesso volgare livore, la stessa paranoica paura.

Arriveranno i barbari ? e da dove, da oriente o da sud ? ed io che cosa mi metto quando arriveranno ?

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