Archive for the ‘differenze antropologiche’ Category

“Ho un certo disprezzo per le masse. Ti fanno diventare fetente anche se non lo sei”

3 maggio 2009

battiato

Cosa fa oggi un giornalista in Italia che ha letto per sbaglio un libercolo di comunicazione e deve preparare un Tg nazionale ?
Si butta a pesce su Veronica, che annuncia di volere il divorzio dalla Banana che racconta nelle osterie padane di trombare tre ore a notte e che invece ha bisogno di mezzane per circuire minorenni.
Logico, no ?

Invece guardo il Tg2 di mezzagiornata e la notizia non c’è nei titoli ed è relegata ad un’intercapedine di non più di 20″, letta in modo da non essere ascoltata.

E’ un ottimo esempio di informazione che evita di cavalcare lo scandalismo, che in un paese maturo come il nostro immagino non sarà notato da nessuno, e che certamente nessun editorialista di quelli che sono così bravi a vedere le pagliuzze citerà nei propri dotti elzeviri.

Tutto ciò dopo che nell’ultima settimana molti (e molte) si sono spesi, simpatici, disinvolti e di mondo a spiegarci che chi si scandalizzava per le veline a Bruxelles era un bacchettone moralista che chissà cosa aveva da nascondere.

Molti (e molte) di questi sono gli stessi che invocano pene severissime per tutti i rumeni, albanesi, marocchini e senegalesi, ancor prima di aver verificato quando e come e di cosa sono colpevoli, salvo poi imbastire patetiche e pornografiche pantomime televisive.

Molti (e molte) di questi sono stati in prima linea (insieme a prestigiosi editorialisti) nella difesa della vera informazione contro i capipopolo, demagogici, arroganti e giustizialisti, come Santoro e Travaglio.

I prestigiosi editorialisti continuano a guardare il dito che indica la luna, perchè guardare la luna sarebbe troppo banale, forse demagogico, sicuramente giustizialista.

Intanto, un sondaggio commissionato dal Sole 24 ore a Ipsos, conferma quanto era già desumibile da ricerche abbastanza recenti a proposito delle quali Tullio De Mauro (ex ministro della Pubblica istruzione) parla di dealfabetizzazione degli italiani (ricerche stranamente sfuggite ai media, analogici o digitali).

Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”. (Intervista a Tullio De Mauro. Alfabetizzazione e democrazia)

I risultati del sondaggio del Sole ?

Il Pdl raggiunge il 43,9% tra chi ha la licenza elementare, il 43,4% tra chi ha la licenza media, il 36,1% tra chi ha la licenza liceale, il 27,2% tra i laureati (unico caso dove viene sopravanzato dal Pd, con il 28,2%, e dove anche Di Pietro ottiene un buon 15,1%).(Il Sole 24 ore)

Nonostante ciò siamo tranquilli: comunisti anticapitalisti ci garantiscono che le masse stanno dalla nostra parte (quale ???).

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Caccia alle streghe

10 ottobre 2007

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Particolare del Trittico delle delizie di H. Bosch (1510 ca) che rappresenta “l’inferno musicale”; le armonie del paradiso sono qui rovesciate: il liuto, l’arpa, l’organo a manovella diventano strumenti di tortura

A Rignano, dice la Cassazione nelle motivazioni della sentenza che ha portato alla scarcerazione dei cinque indagati, si è manifestato un meccanismo di suggestione a catena tra i genitori, che a loro volta lo hanno riversato sui figli. (Corriere della Sera)

Il meccanismo mi pare lo stesso che si sta manifestando da qualche tempo a livello nazionale, con ondate di autosuggestione indotta, utili solo alle chiacchiere da bar. Purtroppo la chiacchiera da bar, intesa come modalità di comunicazione, è sempre più spesso anche sulle prime pagine dei giornali e delle televisioni.

L’ultima chiacchiera è quella sulla bruttezza e sull’inutilità delle tasse: autorevoli commentatori (Giannino e Polito) sostengono, da fronti politicamente opposti ma culturalmente convergenti (e frequentando gli stessi proprietari di giornali), che le tasse vanno ridotte perché l’individuo è il miglior interprete del bene collettivo. La posizione non è certo nuova ed è sempre stata sostenuta (guarda caso) da chi di soldi ne aveva molti, o abbastanza da potersi permettere di fare da sé.

Ora viene di nuovo sbandierata per attaccare il ministro Padoa Schioppa che ha avuto il coraggio di dire due tra le poche cose intelligenti che si sono sentite in quest’ultimo periodo (ne ha dette altre, ma essendo persona seria non è di moda):

– che esiste una consistente fascia di bamboccioni che resta in casa non perché materialmente impossibilitato a fare altre scelte, ma perché preferisce utilizzare i servizi e le risorse familiari piuttosto che affrontare i rischi e le difficoltà di una vita individuale (e che facendo questa scelta può utilizzare il proprio stipendio per il loisir personale, invece che per le bollette o l’affitto).

– che pagare le tasse che servono per fornire a tutti servizi quali la sanità, l’istruzione o la sicurezza (…) non è cosa così deprecabile.

Le autosuggestioni funzionano a meraviglia quando servono a evitare di guardare in faccia i problemi, magari anche in casa propria: è facile dimenticare un debito pubblico gigantesco accumulato nei decenni passati, quando molti hanno sfruttato la cuccagna dei bot che distribuivano cedole stratosferiche per pagare gli sperperi di una classe politica e di amministratori locali che i bravi cittadini che ora protestano mandavano al Parlamento nazionale o in quelli regionali o comunali; è facile dimenticare l’evasione spaventosa che ha arricchito molti di quelli che certo sanno qual è l’interesse individuale; è facile fruire dei soldi riciclati e puliti da mani che non si pongono il problema di almeno tre regioni completamente in mano alle mafie variamente denominate.
E’ facile dimenticare che vi sono fior di garantisti che sbraitano ogni volta che si vorrebbe mandare in galera qualche politico o amministratore (o amico degli amici) che ha rubato o corrotto. E’ facile dimenticare che non esistono in Europa paesi di Bengodi, ma solo paesi dove il sistema pubblico funziona meglio che da noi. E’ anche facile dimenticare che negli Usa l’istruzione e la sanità di qualità sono pagate a caro prezzo da chi può e i corrispondenti sistemi pubblici non reggono neanche lontanamente il confronto con i nostri.
L’attacco al sistema di tassazione è altra cosa dall’attacco, che deve essere forte e non opportunista, allo spreco che viene fatto dei soldi pubblici. Lo stato sociale, lo Stato, le Istituzioni vanno riformate, non abbattute.

Il senso di cui tutti paiono alla disperata ricerca, come criceti isterici che corrono nelle ruote dentro alle loro gabbiette, non si trova certo individualmente, come sostengono interessati profeti anomici, ma solo in rinnovate forme di costruzione collettiva.

Previti, Forleo e il moralismo di certa sinistra

30 luglio 2007

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Il sommo dietrologo Augusto Minzolini ha scritto sabato 28 luglio sulla Stampa, a proposito dello scontro Bertinotti-Fassino sulle intercettazioni Bnl-Unipol e sulle richieste del giudice Forleo: “Un’arma efficace la questione morale di Bertinotti perché insidia una base, quella dei Ds, che per decenni – prima da Berlinguer, poi dal giustizialismo degli anni di Tangentopoli, infine dai girotondini di Nanni Moretti – è stata educata al mito della diversità morale, all’equazione che gli avversari sono sempre e comunque dei ladroni mentre i magistrati sono sempre e comunque degli eroi. Insomma, il presidente della Camera, paradossalmente, fa leva sul codice genetico del Pci per logorare la base di consenso dei suoi eredi. E la cultura trasmessa a generazioni di militanti rende oggi lo stato maggiore della Quercia inerme di fronte alle invasioni di campo dei neo-comunisti.”

Strano che Minzolini, in questa carrellata storica alla Bruno Vespa, non abbia citato Stella-Rizzo, quelli definiti da D’Alema come giornalisti sfaccendati, tra gli odierni eroi del vetero moralismo.

A proposito di dietrologia, straordinaria la battuta di Jena, stesso giorno, stesso giornale: “Durissimo e inedito attacco ai giudici di Milano da parte di un omonimo dell’on.Luciano Violante”. 

Facce che rappresentano l’Italia

10 luglio 2007

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Uno si è messo a fare il procuratore di generali della Guardia di finanza perseguitati: nella sua scuderia i generali Speciale e Pollari. Per dimostrare che Pollari non sta ricattando nessuno dice: “Quest’uomo si e’ chiuso in un silenzio di tomba, e quando si e’ visto raccontare come un eversore ha riflettuto con serenita’ e ha ritenuto che la cosa migliore da fare fosse quella di raccontare al Parlamento e al Paese tutta la verita’. “
“Per poterlo fare deve però essere liberato dal segreto di stato, e questo può farlo solo la politica. Vuole la politica che si racconti tutta la verità ?” 

L’altro, condannato nel processo Imi-Sir, si dichiara vittima di “una vergognosa persecuzione giudiziaria”. Alla giunta per le elezioni di Montecitorio che ha proposto all’assemblea l’annullamento dell’elezione per sopravvenuta ineleggibilità, risponde  minacciando il suo ricorso alla Corte europea per i diritti dell’Uomo: “Datemi ragione prima che lo faccia l’Europa”.

“Sono un deficiente”

28 giugno 2007

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Buone notizie: Assolta dal gup di Palermo Piergiorgio Morosini la professoressa di italiano imputata di abuso dei mezzi di correzione dopo aver fatto scrivere per 100 volte a un alunno la frase «sono un deficiente». Si era trattato di una punizione, secondo la difesa, per l’atteggiamento da bullo assunto dallo studente, un tredicenne, che aveva impedito a un compagno di accedere al bagno dei maschi della scuola apostrofondolo come «femminuccia e gay». Il pm Ambrogio Cartosio aveva chiesto la condanna della docente a due mesi di reclusione. Il processo ha preso origine dalla denuncia dei genitori dell’alunno punito. (Corriere della Sera)

Bene, “Far scrivere cento volte all’alunno Sono un deficiente non è una punizione umiliante, anzi: è un mezzo pedagogico del tutto lecito”, ma alla sentenza manca un pezzo: cosa devono scrivere e quante migliaia di volte genitori e pm ?

“Non contino sul mio voto”

20 giugno 2007

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(bella foto, del Berlusconi deferente verso la politica, che lo guarda dall’alto in basso, come si può vedere dall’espressione riflessa di Craxi)

Caro direttore, alta e forte si è levata in questi giorni la voce del vicepresidente diessino del gruppo dell’Ulivo al Senato: «È ora di affrontare la questione in Parlamento!», dove—com’è noto—la questione è quella della nuova normativa sulle intercettazioni telefoniche.
A quella voce, notoriamente autorevole e disinteressata, se ne sono presto aggiunte altre dall’uno e dall’altro schieramento politico. Al massimo livello. «Abbiamo il dovere di fermare questo degrado!» ha tuonato il capo dell’opposizione. «Ci troviamo di fronte a un uso improprio delle intercettazioni », gli ha fatto severamente eco un ministro della Repubblica.

Ora, che ci sia urgente bisogno di una normativa che, senza interferire con la libertà di stampa, ci sollevi dall’ incombenza di annegare giornalmente nello squallore delle registrazioni e/o dei verbali giudiziari è cosa evidente a tutti. Ma se — come sembra più che probabile—il provvedimento oggi all’esame del Senato dovesse tornare emendato all’esame della Camera, vorrei che fosse chiaro che i proponenti di quel provvedimento non potrebbero contare — per quel poco o tanto che vale—sul mio voto. Anche se ciò implicasse venir menoalla regola— alla quale mi sono imposto fino a oggi di essere fedele (e solo io so con quanta fatica!) — di votare secondo le indicazioni del gruppo parlamentare cui pro tempore appartengo.  Non contino sul mio voto, dunque. (Nicola Rossi sul Corriere)

E’ avvincente il dibattito sui candidati alla leadership del Partito democratico e sul sistema per eleggere il leader, che sarà un vero leader, ma non contrapposto al capo del governo, però sarà forte e autorevole senza tuttavia prefigurare un ambiguo dualismo ( qualche tempo fa avevo proposto un sistema molto semplice, le leaderiadi, per dare un capo degno di questo nome al Pd).

Credo però possa essere di qualche interesse capire dove e con chi vorrebbe andare questo Pd. Forse sarebbe interessante capirlo prima del 14 ottobre. Potrebbero per esempio cominciare, i vari candidati, a spiegare con parole molto semplici: sì, io avrei fatto le stesse telefonate e gli stessi incontri che hanno fatto Fassino, D’Alema, Bersani, Latorre; avrei gestito sostanzialmente quella vicenda nello stesso modo. Lo avrei fatto (e lo farei quindi in futuro) per questo e quest’altro motivo.

Oppure no, mi sarei comportato (e mi comporterei in futuro) in modo sostanzialmente diverso, per questo e quest’altro motivo. Non sono ammessi “la questione è complessa” , “bisogna distinguere”, “veda, le farò un esempio”  etc.
Una cartella basta, non di più.

altrimenti credo che molti risponderanno come Nicola Rossi, che e’  persona degna e dignitosa: “Non contino sul mio voto”

Aerei di stato

15 giugno 2007

Venerdì scorso un funzionario del ministero degli Esteri ha informato l’inviato de La Stampa incaricato di seguire il ministro nei suoi impegni istituzionali che, contrariamente al solito e a differenza che per gli altri giornalisti, non c’era posto per lui sull’aereo di Stato diretto tre giorni dopo ad Ankara, sede di un incontro bilaterale. La Farnesina chiariva che l’esclusione non era personalmente rivolta al giornalista, ma alla testata per la quale lavora, incorsa nell’ira del ministro (presumibilmente per l’articolo relativo al rapporto Kroll). La direzione della Stampa non ha ritenuto opportuno aprire un caso, preferendo far rientrare l’accaduto nel vasto capitolo dell’umoralità dei potenti.

Ma ieri l’episodio si è ripetuto con l’aereo del ministro diretto a Belgrado e in Kosovo (tra l’altro con ritmi tali da rendere impossibile qualsiasi soluzione alternativa di trasporto). Non è la prima volta che episodi del genere accadono: Cheney in America, Schroeder in Germania e Bettino Craxi in Italia trattarono nello stesso modo giornalisti “colpevoli” di aver scritto cose sgradite o di appartenere a un giornale che intendevano punire. Esplosero casi clamorosi. Noi non vogliamo sopravvalutare i fatti riferiti. Ci limitiamo a sottolineare che un uomo delle istituzioni ha pienamente diritto di non far salire persone sgradite sui mezzi che gli appartengono, macchine, aerei o barche da diporto; se però dispone dei beni pubblici come se fossero suoi apre una questione che va al di dello stile che il ruolo dovrebbe comportare. (La Stampa)

Consorte, facci sognare !

12 giugno 2007

 

(cooperativa Acmar di Ravenna)

la politica non si fa senza soldi e questo lo sapevamo fin dai tempi di De Gasperi e Togliatti ancor prima che lo dicesse Craxi davanti ad un consesso di verginelle inorridite.

la politica, l’economia, la finanza, l’informazione, da sempre in rapporti incestuosi tra loro, stanno da tempo sgomitando per ridisegnare le gerarchie.

questo paese ha una serie di peculiarità tante volte sottolineate, tra le quali:
la mancanza di una vera borghesia imprenditoriale,
il potere economico-finanziario è da sempre nelle mani di poche grandi famiglie, restie a far entrare nei salotti buoni i giovani rampanti (ancora troppo vicini, temporalmente, troppo impregnati dell’odore dell’assassinio commesso per l’accumulazione originaria);
l’informazione a stampa è controllata da queste grandi famiglie (quella televisiva, come sappiamo, è nelle mani di Tutto Banana, banchiere-finanziere-showman – imprenditore-politico;
i soldi, asciugandosi progressivamente negli ultimi anni una serie di fonti, li hanno in mano le banche, le cooperative e le mafie (oltre naturalmente a Tutto Banana);
sotto, sopra, in mezzo a tutto questo ci sono i poteri occulti, i servizi segreti, nostri e altrui, le p2, il vaticano, le mafie, nostre e altrui, etc.

in questa situazione cosa può fare un sincero democratico-progressista-riformista che ha capito molto prima e molto meglio degli altri dove va il mondo e vuole fare il bene del proprio paese ?

sa che i voti non si conquistano e non si mantengono se non hai in mano il vero potere: le balle del movimento, della democrazia, della partecipazione, delle masse, andavano bene nel millennio scorso e al massimo fino all’89. che se ne occupino i cinefili di queste cose;

il vero potere sta nel mettere uomini di fiducia dove servono e controllare montagne di soldi per fare cose che portano voti e nuovo potere che magari consente di controllare anche qualche giornale e tv; ogni tanto una manifestazione grandiosa, senza esagerare e soprattutto, la chiamata alle armi delle elezioni (è una noia, ma bisogna…).

il nostro prova dapprima ad entrare nei salotti: esce dalle friggitorie della festa dell’unità e si mette il vestito buono, le scarpe tirate a lucido come un auto blu, compra la barchetta, lancia la spiaggia radical chic e se ne va alla City di Londra, frequenta l’Opus Dei, vede gente insomma; fa tutto bene, crea anche una sua squadra, tutti pelati, che paiono usciti da uno spot di Dolce & Gabbana. Niente da fare però, nei salotti buoni lo guardano come gli aristocratici di sangue blu guardavano un tempo i ricchi borghesi : con sufficienza. E lui, erede del Migliore, non sopporta di essere trattato con sufficienza.

percorre altre strade, il Migliorerrimo, per raggiungere l’obiettivo: dare gambe, cioè soldi, al riformismo pragmatico e scoperchiare i sepolcri per far entrare aria nuova, dare nuova linfa al mercato, al paese. Ovviamente il punto di partenza non può che essere Obesia, la pianura patria del riformismo pragmatico e del glorioso movimento cooperativo. altri non capiscono, ma si sa che i toscani sono troppo influenzati dal clima, dalle colline, dal mare…

ed è così che, prima sulle irrespirabili strade della pianura obesa, poi nei sottoscala romani si forma una compagnia di volenterosi, accomunati dal desiderio di sedersi ai tavoli che contano e benedetti da quello che dovrebbe fare l’arbitro. senza porsi noiose e fuorvianti domande sull’origine dei soldi e dei modi dei propri compagni di strada. Inevitabile incontrare su queste rotte Tutto Banana e instaurare con lui un rapporto franco: niente scontri sulle cose che contano, una cosa a me, una cosa a te e l’odiato giornale a lui, come si usa tra moderni tycoon.

l’impresa pare fallita e molti ora ci speculano, rimestano vacui o rabbiosi

Questa è una delle storie possibili, non certamente la peggiore.
E’ vietato alle cooperative avere una banca ? assolutamente no, anzi
C’è una scarsa concorrenza nel mercato finanziario italiano ? assolutamente sì
La politica ha bisogno di soldi ? assolutamente sì
C’è qualcosa di riprovevole nel mostrare le proprie preferenze ? assolutamente no

Stamattina su La 7 c’erano fianco a fianco Cannavò, Rizzo e Latorre.

C’è una distanza siderale tra i tre: i primi due, per sedersi al tavolo con Al Capone, vorrebbero che lui mettesse un fazzoletto rosso al collo, salutasse col pugno chiuso e gridasse Bush boia; il terzo no, a lui basterebbe che Al Capone fosse rasato di fresco.

Sono giustizialista e vendicativo

1 giugno 2007

Briatore, accompagnamento coatto al processo Berlusconi-Mills

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Il patron del Billionaire oggi non si è presentato al dibattimento che vede il Cavaliere imputato per corruzione in atti giudiziari. I magistrati: la prossima volta verrà scortato dagli agenti

I giudici del Tribunale di Milano hanno disposto l'”accompagnamento coattivo”, con la scorta degli agenti di polizia giudiziaria, per Flavio Briatore: convocato per la prossima udienza, in calendario l’8 giugno 2007, del processo che vede imputati Silvio Berlusconi e Davis Mills. L’accusa è quella di corruzione in atto giudiziari, un filone dell’inchiesta sulla compravendita di diritti cinematografici e televisivi da parte di Mediaset. Ma lui non ci sta, e accusa i magistrati di aver commesso “un banale errore” . (Repubblica)

Spero si rivolga all’Alta Corte di Giustizia dell’Aia, insieme all’amico Mora e a tutte le smandrappate della sua corte (sarà dispiaciuto il ministro Melandri per questo trattamento al suo ospite, l’uomo che costruisce successi ?).

Sicurezza e pericolosità sociale

30 maggio 2007

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I poeti lavorano di notte
quando
il tempo non urge su di loro,
quando
tace il rumore della folla
e
termina il linciaggio delle ore.[…]
Alda Merini

il marito di Barbara Cicioni, la donna incinta di otto mesi trovata morta nella sua abitazione di Compignano, è stato arrestato ieri, poco prima dei funerali. L’uomo è indagato per l’omicidio della moglie e violenze sui figli. insulti nei suoi confronti dalla piccola folla di persone radunata fuori dalla caserma dei carabinieri: “bastardo”, “delinquente”, “assassino”, “ci vuole la pena di morte”. Lui, prima dell’arresto, dice “Sono dispiaciuto per le accuse che mi vengono rivolte  e mi dispiace di non poter assistere al funerale di Barbara”

Fabrizio Corona lascia il carcere di San Vittore dopo la concessione degli arresti domiciliari. Appena fuori dal carcere, Corona viene circondato da una piccola folla di telecamere e fotografi, che aspettano avidi le sue prime dichiarazioni:
“Quello che ho subito in questi ottanta giorni di carcere da parte di tanti, da parte dello Stato ma soprattutto della procura di Potenza, è vergognoso. Mi sono sentito ostaggio di un talebano di nome Woodcock che cercava solo fama e popolarità e non ostaggi”.

ecco, uno degli errori culturali più gravi della sinistra in questi anni è stato quello di non riuscire a far capire quanto sia infinitamente più socialmente pericoloso il secondo del primo. non si è nemmeno particolarmente impegnata, la sinistra, in questo tentativo. forse non è nemmeno convinta che sia così.