Archive for the ‘immaginario’ Category

Le sfide impossibili sono le più belle da vincere

26 ottobre 2007

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Mi sono sempre piaciute le sfide impossibili, nello sport come nel cinema, prima che la tecnica, gli interessi economici superiori e lo spirito del tempo rendessero pressoché impossibile la vittoria di un Verona o perfino, oggi, di una Roma.

Prima che Glenn Ford, Paul Newman, Steve Mc Queen e Robert Redford scolorissero nel cinema per preadolescenti e per sciampiste di oggi.

Nonostante i sinistri scricchiolii e le sette sbandate  il dl collegato alla finanziaria è passato senza ricorrere alla fiducia.

Chissà.

L’Italia, ai Mondiali dell’82, partiva battuta già nelle giornate di ritiro che precedevano l’inizio delle partite e il girone eliminatorio aveva solo confermato ed esaltato le critiche feroci, spesso ridicolmente interessate e tra loro contraddittorie, degli arguti editorialisti.

Lo spogliatoio pareva diviso, tanto che a un certo punto Bearzot (decisamente comunista secondo gli arguti editorialisti) impose il silenzio stampa e, si dice, fece appello ai  senatori (non quelli a vita).

In questa situazione, superata a stento la prima fase (con qualche aiutino dal Camerun ?) ci toccò incontrare Argentina e Brasile. Tutti si misero a ridere per l’evidente improponibilità di quella sfida. Tutti si misero a ridere perchè quella non era la loro squadra, la nazionale del loro paese, perchè loro l’avevano detto.

Tutti si misero a ridere perchè è più facile vincere che perdere, soprattutto quando non si sono mai giocate partite sul campo, ma solo viste in televisione. Poi finì con i bagni nelle fontane e con le fastidiose agiografie successive.

Chissà.

Forse a questo Governo servirebbero solo un Brasile e un’Argentina da affrontare.

Forse questo paese dovrebbe trovare un senso, un obiettivo, un seppur minimo fattore di coesione che metta fine a questo vacuo vagare e cianciare del nulla.

Lo stile è l’uomo, lo stile è il partito

20 settembre 2007

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Due cose semplici da fare subito per il nascente Partito Democratico per arginare efficacemente l’onda antipolitica (o almeno per dare un’immagine dello stile che ci si può aspettare dalla nuova formazione):

– presentare immediatamente una proposta per l’abolizione delle Province, indicando un termine, quanto possibile ravvicinato e le modalità di informazione ai cittadini sull’iter di questa proposta, magari incaricando due-tre esperti indipendenti con il compito di seguire questo iter, spiegare i vari passaggi e le motivazioni delle obiezioni, dei rallentamenti e degli ostruzionismi. Parallelamente creare un database, facilmente consultabile on line e aggiornato quotidianamente, su tutte le società, aziende, enti, consorzi a partecipazione pubblica con l’indicazione per ognuna degli scopi, obiettivi operativi, finanziamenti, personale e composizione degli organismi dirigenti, esplicitando gli obiettivi di riduzione numerica di tali società, dei componenti degli organismi dirigenti e del personale, delle risorse pubbliche impiegate.

– obbligare i propri aderenti a concedere l’autorizzazione, senza se, senza ma e senza distinzioni tra parlamentari italiani ed europei, all’uso delle intercettazioni nelle indagini giudiziarie. chi invocasse il fumus persecutionis dovrebbe essere invitato ad accomodarsi nei banchi a fianco di chi ha inventato questo termine e ne ha fatto un suo cavallo di battaglia. (Su questo tema uno splendido, come sempre, pezzo di Franco Cordero sulla Repubblica di ieri).

I sedicenni chiedono a gran voce di poter votare ?

17 luglio 2007

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Ricordando che e’ stato deciso di estendere ai sedicenni il voto per le primarie del partito democratico di ottobre, Veltroni si chiede “se non e’ venuto il momento che alle elezioni amministrative i sedicenni non abbiano il diritto di esprimere un voto”.

La domanda che si pone Veltroni ha qualche vago sentore demagogico, ma è tipica del personaggio.

Mi sentirei di condividerla se accompagnata dall’inizio di una riflessione sull’esigenza di estendere localmente le forme di consultazione (che siano vere, non gli esercizi demagogico-informatici dell’e-democracy) e differenziare gli accessi alle varie tipologie di consultazione elettorale (comprese quelle politiche intendo).

e se Veltroni prendesse a modello Marchionne ?

4 luglio 2007

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Dedico un altro post a Marchionne perchè è il suo giorno, perchè le sue parole sono piene di forza e passione e perchè Massimo Gramellini che l’intervista su la Stampa è grande, come al solito.

La Fiat non creperà più. Hanno fatto di tutto per spolparla, toglierle le scarpe e il cappotto. Ma siamo sopravvissuti. Ora il sogno è un altro. Diventare i migliori. Non in tutto, che è impossibile. Ma su certi valori. Essere italiani significa farci riconoscere per lo stile che abbiamo. E poi i nostri concorrenti sono complessi, rigidi e pieni di procedure: speriamo che continuino. Noi invece stiamo diventando veloci e facilitanti come la Apple. Per lo spot mi sono ispirato allo slogan: “Think different”.

La Apple è il suo pallino. Come mai preferisce Steve Jobs a Bill Gates?
È l’underdog, quello che vede il mondo in maniera diversa e capisce che c’è spazio anche per quelli come lui.

E gli operai?
Il problema non sono mai stati loro. Ma vanno gestiti bene. Andai a Pomigliano d’Arco, due anni fa, e davanti a me un’operaia attaccò un pezzo alla macchina. Brava, le dissi. E lei: “Guardi, dottore, è stata una botta di culo. Di solito ci impiego venti volte a incastrarlo”. L’ingegnere aveva disegnato male il pezzo.

Fra gli italiani si respira impotenza.
Strano. Il Pil cresce, l’indebitamento e la disoccupazione calano, eppure c’è questo senso di insoddisfazione.

Sarà che le sale dei bottoni assomigliano a quella della Enron. Schiacci e non risponde nessuno.
Anche qui schiacciavo e l’unico che rispondeva era il centralino. Allora mi sono messo sotto il tavolo e li ho aggiustati, i bottoni.

È un consiglio ai politici?
Li ho visti coinvolti in certe risse… Ci vuole classe. Quando un politico si alza a parlare, deve farlo con competenza e credibilità. Il carisma non è tutto. Come la bellezza nelle belle donne: alla lunga non basta.

Ormai con quel maglione è anche un personaggio. Dal Presidente della Repubblica dovrà mettersi la giacca.
Cos’è, una minaccia? Io sono così. Il tizio con il maglione. Almeno non mi confondo la mattina nell’armadio. I miei maglioni hanno un piccolo tricolore sulla manica. E lo porto con orgoglio, io. L’Italia non è un concetto astratto. Esiste. Come ce l’abbiamo fatta noi a trovare la gente giusta per risorgere, ce la può fare anche il Paese.

Marchionne somiglia di viso a Veltroni. Mi piacerebbe che Veltroni somigliasse a Marchionne.

Il cimitero dei sogni

2 luglio 2007

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(un’immagine del cimitero di Levashovo
Alcuni venivano eliminati direttamente sui camion che la polizia politica bolscevica, la NKVD, usava per trasportarli sul luogo dell’esecuzione. Gli altri li finivano con un colpo alla nuca. E poi giù, nella gigantesca fossa comune in uno dei luoghi dell’orrore staliniano. Nel bosco di Levashovo, tra pini e betulle che ormai sono stati inglobati dalla San Pietroburgo in continua crescita, lapidi e targhe ricordano le migliaia di vittime innocenti caduti nelle varie campagne di omicidi organizzate dal regime. Tra loro anche parecchi italiani, rifugiati nel paradiso dei lavoratori e finiti nella gigantesca macchina repressiva.)

Non voglio certamente mancare di rispetto ai morti italiani nei lager stalinisti, cui Fassino ha tributato l’onore dovuto nei giorni scorsi, parlando anche dei colpevoli silenzi di  Togliatti.

C’è qualcosa però, nella differente drammaticità degli eventi, che accomuna quelle vicende, quei comportamenti, allo spirito della gran parte della politica dei giorni nostri: parlo della riforma pensionistica, della vicenda Visco-Speciale, degli atteggiamenti spesso rivoltanti dell’opposizione, fino a tutte le varie vicende legate alle intercettazioni.

Allora, italiani che credevano nell’utopia di un nuovo mondo, fuggirono dal fascismo e cercarono di contribuire alla costruzione del sogno sovietico; poi, qualcuno decise che dovevano essere trovati in breve tempo 4000 traditori, infiltrati, borghesi. Per dare un segnale all’interno e all’esterno dell’Unione Sovietica. Per giustificare la paranoia del potere e dei suoi impiegati.

Così, molti di quegli italiani finirono internati nei GULag, molti furono fucilati. Qualcuno molto in alto nella gerarchia comunista dell’epoca, come Togliatti (e a differenza di Gramsci), sapeva e non intervenne. Per molti anni i dirigenti del Pci negarono di essere a conoscenza di quei fatti. A 70 anni di distanza qualcuno sostiene che quella scelta era obbligata, non solo per salvaguardare l’incolumità personale del Migliore, ma la  stessa sopravvivenza del Pci. Il partito prima di tutto.

Oggi ci confrontiamo con una forma mentis del politico simile a quella di allora, in un contesto storico, per fortuna, radicalmente diverso: quello che conta è l’interesse della mia parte, che si tratti di partito, corrente, conventicola, corporazione, lobby poco importa. Che per difendere gli interessi, o i privilegi, della mia parte io menta  spudoratamente, additi nemici, calpesti ogni principio e ogni valore poco importa. Così come poco importa che per difendere l’interesse, o il privilegio, o l’illegalità della mia parte io danneggi l’intera collettività, di oggi e di domani.

Fassino a Levashovo ha detto che “settant´anni di comunismo hanno dimostrato che non ci può essere uguaglianza e giustizia se non nella libertà”.

Io vorrei aggiungere che non possono esistere uguaglianza, giustizia, libertà e verità (quella parziale e soggettiva data a noi umani) senza il coraggio di difendere e diffondere quei principi sempre e comunque, prima e al di sopra di ogni parte e partito.

Attento, G.W.Bush: potresti avere delle sorprese quando il buon Signore ti porterà via

29 giugno 2007

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(nel riquadro il gangster Johnny Roseli, che mise in contatto la Cia con Sam Giancana (a destra), successore di Al Capone, per uno dei tentativi falliti di assassinare Fidel Castro. la vicenda risulta dai documenti Cia recentemente declassificati, ma la storia era già stata mirabilmente e più completamente raccontata da J.Ellroy in American tabloid)

Bush: “Un giorno il buon Signore si porterà via Castro”

Castro: “forse, se sono sopravvissuto a tutti i tentativi degli Stati Uniti di farmi fuori, il buon Signore sta dalla mia parte !”

mi pare quella pubblicità – ti piace vincere facile ? – dove le competizioni sono assurdamente impari: anche se Castro è moribondo non c’è gara !

oppure, chissà, i gringos potrebbero non essere così minchioni come a volte sembrano e avrebbero potuto uccidere 100 volte Castro, se lo avessero voluto. così come altre decine di dittatori più o meno sanguinari, fino al terrorista assoluto Bin Laden. Ma non sempre un nemico morto è meglio di una minaccia viva.

E’ solo una commedia

19 giugno 2007

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Siamo nel 424 a.C. e ad Atene governa il Partito democratico e il suo capo, Cleone.

Paflagone (Cleone) è il capo del partito democratico, il signore della guerra, e viene raffigurato come uno schiavo barbaro, a servizio di Demo (il popolo ateniese) un buon uomo credulone e imbranato, del quale riesce a guadagnarsi la fiducia e il favore.

Due servi si lamentano spesso con Demo del comportamento di Paflagone e dei suoi soprusi contro i compagni. I due servi conoscono la predizione di un oracolo: Paflagone sarà vinto da un salsicciaio. Quando il salsicciaio (Agoracrito) arriva, viene a sapere della profezia dell’oracolo, ma non si sente all’altezza della situazione; i servi cercano di convincerlo.

Entra Paflagone, che sospetta un complotto. Agoracrito vorrebbe fuggire, ma tutto il coro di cavalieri si schiera dalla sua parte e così anche lui prende coraggio e affronta Paflagone, che sviene per i colpi ricevuti.

I due si affrontano altre due volte, ma in gare di adulazione; una di queste proprio davanti a Demo. Entrambe sono vinte da Agoracrito che prende il posto di Paflagone sia nelle simpatie di Demo sia nel suo lavoro.

Aristofane non salva nessuno: i tre personaggi principali della commedia, rozzi e arroganti, si servono nello stesso modo di adulazioni e bassezze per ottenere i loro scopi. I cavalieri, che rappresentano il ceto medio e dovrebbero essere i custodi dei sani principi, finiscono per mettersi nelle mani di un altro demagogo.

I cavalieri di Aristofane con la Compagnia d’Arte Teatro Perchè di Bologna per la regia di Gabriele Marchesini dal 29 giugno al 1 luglio presso la necropoli etrusca di Marzabotto

“Lanzinechecco a me ?”

18 giugno 2007

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(Carlo V d’Asburgo, che guidò i Lanzichenecchi al sacco di Roma, nel 1527. A nulla servono le parole di Clemente VII che sprona i suoi prodi a fermare gli invasori in nome di Dio. Ben presto il pontefice capirà, nel chiuso della prigione di Castel Sant’Angelo,  che Dio non segue alcuna bandiera, nessun esercito. Dio non guarda mai cosa succede sui campi di battaglia. Distoglie lo sguardo e lo volge altrove, lasciando gli uomini a scannarsi tra loro. E dove Clemente VII incoronerà imperatore Carlo V, nel 1530 ? nella città obesa, naturalmente).

«Diego Della Valle in un’intervista aveva definito Ricucci “lanzichenecco della finanza”. Lui si era risentito, anche perché non aveva capito bene: ” Lanzinechecco a me? Lanzinechecco uno che se tromba ‘a Falchi tutte le sere?” ». (Angelo Rovati in un’intervista di Aldo Cazzullo sul Corriere).

Non è la cosa più interessante che dice Rovati nell’intervista, ma è la più divertente.

Condannati alla paura

5 giugno 2007

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(la locandina del film Il giudizio universale, diretto da V.De Sica nel 1961; la sceneggiatura era di Cesare Zavattini)

Scrive Andrea Romano su La Stampa: Il nuovo spauracchio del centrosinistra sta invece assumendo un profilo più definito con il passare dei giorni. Nessuno ne conosce i dettagli, tutti ne parlano. Perché ognuno sa che si tratta della nuova infornata di intercettazioni sul caso Antonveneta-Unipol che il 12 giugno raggiungerà il Parlamento (e quindi l’opinione pubblica). Ci aspettano altri giorni di passione su brani di conversazione carpiti al telefono a questo o a quell’esponente dei Democratici di sinistra? Dobbiamo prepararci ancora una volta all’esegesi politico-dialettale di frasi come «abbiamo una banca»? Sinceramente non c’è da augurarselo. E non solo per il buon nome delle personalità che saranno eventualmente coinvolte. Non c’è da augurarselo perché l’intercettazione è davvero il fondo del barile della politica, capace con il suo peso di schiacciare ogni argomentazione che non sia la condanna preventiva o la difesa d’ufficio. Anche in questo caso è comprensibile che a destra ci si lecchi i baffi in attesa della nuova, grande occasione. Ma il centrosinistra avrebbe uno strumento formidabile per disinnescare questa mina, senza ricorrere all’antico riflesso della dietrologia o ai fantasmi della P2: coloro che ipotizzano di essere citati nelle intercettazioni che saranno trasmesse al Parlamento dicano già oggi di cosa si tratta, quali commenti e quali scenari furono fatti in conversazioni che dobbiamo immaginare in tutto e per tutto simili a quelle che ognuno di noi intrattiene privatamente ogni giorno.

«Alle ore 18 ci sarà il Giudizio Universale», era la voce che risuonava dall’alto in un film di Vittorio De Sica. C’era chi si pentiva, chi si dava alla pazza gioia, chi rimaneva indifferente. Alla fine poco o niente accadeva, se non un grande acquazzone. Potrebbe essere ancora questo il finale della nuova grande paura, se lo si volesse davvero.

Siamo condannati ad avere paura, il potere si nutre della paura: paura dei criminali, degli immigrati, del fisco, della precarietà, della vecchiaia sola e povera; paura del terrorismo o della catastrofe ambientale; paura dei servizi segreti, delle intercettazioni, dei poteri occulti; paura del marito, del vicino di casa… paura della paura.

Chi ha paura è facilmente manovrabile, è disposto a rinunciare a molto, cerca soluzioni semplici ma decisive, vuole mettersi nelle mani di qualcuno che lo tranquillizzi. Che gli eviti l’angoscia di pensare.