Archive for the ‘qualcuno pensa’ Category

Emergenza caldo, pericolo black out: potete togliere la maglia di lana !

17 luglio 2007

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(quando fa molto caldo è utile bere molta acqua e mangiare frutta)

fa caldo, eh ? i condizionatori sono al massimo e il rischio black out incombe. Distacchi temporanei programmati, usi pesanti di energia anche domestica limitati alle ore notturne ? E allora, se la soluzione fosse così semplice, cosa ci starebbero a fare i grandi manager ?

Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, ha avuto un’idea geniale che ha diramato ai suoi collaboratori: “Cari colleghi – ha fatto sapere la direzione – da ora in avanti siate più smart: lasciate a casa giacca e cravatta, sarà un vantaggio per tutti. Se vi vestite in modo meno formale, sarà possibile tenere l’aria condizionata più bassa e risparmiare energia.”

L’Università della Cicirizia, nel Texas ulteriore, ha infatti  misurato in due-tre gradi il calo della temperatura corporea togliendo la cravatta e, dettaglio importante, slacciando il primo bottone (partendo dall’alto) della camicia.

La straordinaria idea di Scaroni dimostra almeno tre cose: primo, i manager pubblici, parapubblici e paraprivati (quasi sempre anche paraqualcosaltro) sono pagati poco rispetto al tasso di genialità che emettono nell’ambiente; secondo, i sottomanager e i mipiacerebbetantodiventareunsottomanager pubblici, parapubblici e paraprivati sono scelti accuratamente in base al tasso di autonomia pensante che diffondono nell’ambiente; terzo, c’è un enorme bisogno di giornalisti come Mika Brzezinsky che, rifiutandosi ogni tanto di scrivere o leggere cazzate, diminuiscano il tasso di imbecillità diffuso nell’ambiente.

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La nuova Fiat cinquecento di Marchionne: un successo dell’intelligenza

4 luglio 2007

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(una interpretazione della nuova 500 che viene ufficialmente presentata oggi)

Così Enrico Finzi (esperto di comunicazione e consulente per il marketing del Lingotto) in un’intervista di Luigina Venturelli su l’Unità spiega la rinascita della Fiat:

In primo luogo l’azienda ha avuto una leadership onesta, che ha avuto pieni poteri e li ha usati nell’interesse dell’azienda: Marchionne è un manager etico, diverso dalla razza dei Tronchetti Provera. Certo, ha avuto anche fortuna: sia con le difficoltà della General Motors, sia con l’eccezionale protezione del sistema bancario, che una qualsiasi azienda può solo sognare. Ma spesso la fortuna aiuta i migliori.

Marchionne ha capito che il pesce puzza dalla testa ed ha svecchiato la Fiat dalla vecchia guardia, mandando a casa centinaia di dirigenti, per dare fiducia a giovani manager nemmeno quarantenni come Luca De Meo. Per contro, si è mostrato convinto dell’immenso ruolo del lavoro, senza svalutarlo per risanare l’azienda.

Ha capito che c’era un problema di prodotto e ha investito sull’automobile, ha riportato la Fiat sui mercatio internazionali e, con il responsabile della pubblicità Giovanni Perosino, ha deciso una svolta comunicativa caratterizzata da levità, freschezza e ironia.

Se al posto di automobile mettessimo Pubblica amministrazione o istituzioni o partiti, le affermazioni contenute nell’intervista resterebbero pienamente valide. Quanti Marchionne servirebbero ? Quanti stanno aspettando in panchina ?

Chiarezza lessicale

17 maggio 2007

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(La legge è legge, 1958)

[…] scrivo queste note nella speranza che almeno si smetta di dire -come ho letto ancora di recente- che “l’elettorato non ha ritenuto rilevante il conflitto d’interessi” perché altrimenti non avrebbe votato Berlusconi…
Argomento, questo, che è il classico serpente che si mangia la coda, al quale si può ben rispondere che le ragioni dell’ineleggibilità dell’on. Berlusconi stanno anzi proprio lì, e cioè nell’essere egli riuscito a farsi eleggere grazie all’influenza elettorale esercitata per il tramite delle sue televisioni, e pur ammettendo pubblicamente il proprio conflitto di interessi, ma sulla base della mera promessa che in futuro l’avrebbe risolto.
[…] la nostra forma di governo è tuttora quella parlamentare, nella quale i membri del Governo dovrebbero, in linea di principio, essere dei parlamentari. Pertanto, prima di individuare la base costituzionale di specifiche incompatibilità governative, dovrebbero essere saggiate le potenzialità interpretative dell’art. 65 Cost., che appunto prevede l’esistenza di ineleggibilità parlamentari, oltre che di incompatibilità. Un discrimine, tra le une e le altre, che va individuato in ciò, che mentre le cause di incompatibilità si preoccupano -per finalità di “moralizzazione” della funzione pubblica- di evitare conflitti di interessi tra due cariche pubbliche ovvero tra una carica pubblica e una carica privata le cause di ineleggibilità – come ripetutamente statuito dalla Corte costituzionale – perseguono lo scopo di evitare “un’indebita influenza sulla libera manifestazione di volontà dell’elettore” ovvero “una capacità di influenza incompatibile con le regole del sistema democratico”.
Ed è appunto per tale ragione che, per primo, Pier Alberto Capotosti, nei primi mesi del 1994, invocò l’art. 10 del d. P. r. 30 marzo 1957 n. 361 per sostenere l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, e tale argomento fu ripreso nel successivo ottobre 1994 da Giuliano Amato e da me in due articoli apparsi su “La voce“. E mentre io sostenevo -e tuttora sostengo- che l’art. 10, già così com’è scritto, nel combimato disposto del primo e del terzo comma, implicava ed implica l’immediata ineleggibilità di coloro che hanno la proprietà d’imprese private titolari di concessioni amministrative di notevole entità economica, Amato più prudentemente sosteneva che sarebbe stata necessaria una modifica a quella disposizione (e cioè l’estensione del divieto a “coloro che anche indirettamente controllano imprese televisive” ) per determinare, nelle successive elezioni, l’ineleggibilità di Berlusconi.

questo scriveva nel 2002 il costituzionalista Alessandro Pace .

tanto per chiarire l’essenza della questione ai molti uomini di mondo, che a destra come a sinistra, disquisiscono su persecuzioni e realismo.

poi, è chiaro, esistono anche gli elettori del ministro della giustizia, quello che dovrebbe far rispettare le leggi…

Populismo: slogan per nascondere la realtà

10 maggio 2007

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ll sistema politico, le autorità, i mercati, i mezzi di comunicazione, subiscono una grande pressione per garantire risultati nel più breve termine, indipendentemente da quanta polvere si mette sotto il tappeto. È questa la grande difficoltà, oggi, per le riforme. Ha senso continuare a sfornare ricette che, pur essendo intellettualmente condivise, rivelano scarsa probabilità di adozione? Bisogna cercare di capire le ragioni per cui questo avviene. Secondo me, le cause hanno molto a che fare con la tirannia del breve periodo, a sua volta connessa con il populismo, in una pericolosa alimentazione reciproca. Il fascino superficiale degli slogan spinge in genere alla chiusura e non verso soluzioni che possono costare parecchio, ma che nel lungo termine consentono un’apertura vittoriosa“. (Mario Monti su l’espresso)

il populismo, male estremo delle democrazie. su questo terreno la sinistra non ha nessuna speranza.

Report su Telecom

26 marzo 2007

report.jpg Prima puntata della nuova serie di Report, dedicata all’affaire Telecom: non si parla dei balletti legati al prossimo passaggio di proprietà, bensì dello scandalo intercettazioni.

Vicenda che si affianca all’altra (Corona, Mora & c.), che probabilmente la interseca, più cruda e violenta però, senza alcuna concessione ai pruriti velinari. Qui non ci sono rigatoni con la pajata o scopate con la gnoccona di turno, qui ci sono il Potere, la Forza, il Denaro.

Sono talmente tanti gli aspetti, i rivoli, le implicazioni della vicenda Telecom da rendere la puntata di Report fin troppo densa e difficile da ricondurre ad un unico filo conduttore, ad uno schema organico.

Non un limite degli autori, come sempre molto bravi, ma della vicenda in sé: nessuno ancora riesce ad ipotizzare i confini dell’attività di Tavaroli e soci, a stabilire un dentro e un fuori soprattutto, per riprendere le parole del principale accusatore Bernardini, manca ancora uno o più cui prodest.

Un frammento ha particolarmente solleticato il dietrologo amante di polar e noir e degli improbabili fatti ufficiali, vai poi a dire le coincidenze…:

Dall’ oratorio del Sacro Cuore di Albenga a capo della Security di Pirelli e Telecom, di strada Giuliano Tavaroli ne ha fatta. Negli anni 80 entra nel nucleo antiterrorismo dei carabinieri di Milano dove incontra Mancini, entrambi sono al comando di Umberto Bonaventura, di colui cioè che fece irruzione nel covo delle br di via Monte Nevoso, dove furono rinvenuti e alcuni dicono asportate parti del memoriale di Aldo Moro. Tavaroli e Mancini arrestano uno dei Leader di Prima Linea: Sergio Segio, che aveva fatto parte del commando che aveva ucciso nel 1979 il magistrato Emilio Alessandrini.

Sergio Segio
Una delle prime frasi che mi venne rivolta dopo la mia cattura fu: “Sei stato fortunato che ti abbiamo preso noi perché la Polizia ti avrebbe ammazzato”.

Sigfrido Ranucci (fuori campo)
E Tavaroli pochi giorni prima di essere arrestato per lo spionaggio Telecom, in un’intervista rilasciata alla stampa, ha ricordato il merito di aver arrestato, tra gli altri, Segio e per l’ex terrorista ha voluto mandare un messaggio.

Un’informazione degna di questo nome sposterebbe vespa nel primo pomeriggio, a condurre insieme a cucuzza, e moltiplicherebbe per cinque Report, dividendo in cinque filoni d’inchiesta la vicenda Telecom e approfondendo ognuno di essi. un’informazione degna di questo nome…

2 marzo 2007

La curiosità del mondo è un’eccezione, non una caratteristica comune agli umani. (Ryszard Kapuscinski)

il bastone ci solleverà dall’angoscia ?

2 marzo 2007

melman3.jpg…siamo diventati soggetti fragili, mobili, manipolabili. pseudo-soggetti, prede della propaganda.

E’ una situazione che prelude al ritorno del bastone, di un’autorità che ti sollevi dall’angoscia, che ti dica nuovamente quello che si può e quello che non si può fare, cosa è bene e cosa è male.

Io lo chiamo fascismo involontario. Stiamo avviandoci verso una società autoritaria.

Guardi qui in Francia: entrambi i candidati alle presidenziali mettono la restaurazione di un ordine morale al centro dei loro programmi…

questi timori sono di Charles Melman, psichiatra e psicanalista francese, stretto collaboratore di J.Lacan e in questi giorni in Italia (milano, casadella cultura)